lunedì 28 giugno 2010

domenica 27 giugno 2010

Fiat, prendere o lasciare

Nella logica del «non ci sono alternative» cresce la disaffezione verso la politica La riconversione dell’industria dell’auto sarebbe urgente, ma non è all’orizzonte

Maurizio Girolami


O la borsa o la vita. O si accettano senza discutere le richieste dell’azienda, o la Panda resta in Polonia. Chi, in coscienza, potrebbe criticare i dipendenti della Fiat di Pomigliano che hanno votato a favore dell’accordo imposto dalla Fiat, contenente condizioni di lavoro molto pesanti (tre turni di lavoro, meno minuti di pausa, più straordinari, refezione solo a fine turno, ecc.) e per di più l’impegno a non scioperare e a non essere pagati nei primi giorni di malattia? Solo su questi ultimi punti – che ledevano due principi costituzionali – la Fiom aveva chiesto di contrattare, ma si è sentita rispondere «prendere o lasciare», dove «lasciare» significava che la Fiat voleva il massimo di consenso, pena la chiusura dello stabilimento. Per questo la Fiom non ha firmato, rimanendo isolata, con palese soddisfazione non solo di Cisl e Uil, ma soprattutto dei ministri Sacconi e Tremonti, che hanno valutato l’accordo come una vittoria del «riformismo», destinata a inaugurare un nuovo modello di rapporto tra imprenditori e sindacati.

Non avranno creduto ai loro orecchi tanti imprenditori i quali – come i loro colleghi intercettati a gongolare per gli affari che si profilavano pochi minuti dopo il terremoto dell’Aquila – hanno visto realizzarsi il sogno di avere mano libera in fabbrica sulle condizioni di lavoro e sul salario, senza temere scioperi, grazie alla firma di sindacati amici. La Fiom non ha firmato e ha saggiamente esortato i lavoratori a votare secondo la primaria esigenza di sopravvivere, ma lasciando aperta la strada del ricorso alla Corte Costituzionale sul diritto di sciopero e quello alla salute. Hanno brillato, nella vicenda, il ministro del Lavoro, attivo come una panchina di pietra nel difendere la dignità dei lavoratori, e il ministro delle Attività Produttive, provvisoriamente capo del governo, seriamente impegnato a… smantellare le indagini della magistratura con la legge sulle intercettazioni, e a presidiare, da giudice imparziale e imprenditore televisivo (quindi disinteressato) l’assegnazione delle frequenze del digitale terrestre agli imprenditori televisivi.

Vita tua mors mea, avranno pensato operai e sindacati polacchi quando hanno appreso, all’improvviso, che la nuova Panda non sarebbe stata costruita a Thiky, ma a Pomigliano. Misteri della globalizzazione.

L’amministratore delegato della Fiat Marchionne ha dichiarato qualche giorno fa che c’è una fila di paesi, anche fuori d’Europa, pronti a accogliere lo stabilimento della nuova Panda, se in Italia non si fa come dice lui. A parte la finezza dell’argomentazione, ha le sue ragioni. In Italia la Fiat è passata da 1.875.000 auto prodotte nel 1990 a 650.000 auto nel 2009, mentre l’occupazione è passata da circa 200.000 addetti a 25.000 nello stesso arco di tempo. La produzione è stata spostata a Nord-Ovest (Brasile, Usa), a Nord-Est (Serbia, Polonia) e in Cina e India. In Francia, invece, si producono in casa ancora 2 milioni di macchine e in Germania più di 5 milioni. E in questi due paesi lo Stato ha investito in ricerca e innovazione. In Italia c’è la più alta percentuale di auto per abitante e la più alta cementificazione per Kmq. È evidente inoltre che nel nostro paese l’industria dell’auto, malgrado l’assistenza dello Stato attraverso incentivi e cassa integrazione, non ha saputo innovare e quindi ha basato la sua politica di mercato soprattutto sull’abbassamento del costo della manodopera e la precarizzazione del lavoro, puntando a «cinesizzare» la classe operaia nazionale, con il ricatto di trasferire all’estero altre quote della produzione di macchine e di componentistica.

In Italia abbiamo troppe automobili e tra poco non ci sarò spazio per contenerle, mentre abbiamo solo 200 km di metropolitane (Parigi da sola ne ha 500). Sarebbe ineluttabile compiere una svolta radicale verso la riconversione dell’industria dell’auto verso altri settori: trasporti di massa (treni, metropolitane, autobus) energie rinnovabili, risparmio energetico, settori verso i quali Germania e Stati Uniti stanno concentrando investimenti in ricerca e produzione.

Ma è pensabile in Italia una gigantesca riconversione che richiederebbe investimenti pubblici e privati di grandi dimensioni? Quali risorse e quali condizioni sarebbero necessarie? I cervelli ci sono sempre stati: siamo stati i primi, per fare qualche esempio, nel nucleare, nell’informatica, nell’energia solare, nel teleriscaldamento; ma la classe dirigente (Fiat inclusa) ha ignorato e ha lasciato scappare all’estero i prototipi delle scoperte, e anche inventori e ricercatori, e seguita tuttora a chiudere loro le porte dell’università e delle imprese. Le risorse si potrebbero trovare se si facessero pagare le tasse, si riducessero le spese militari, si eliminassero i privilegi di politici, superburocrati di Stato manager.

Dunque, servirebbe una grande riforma morale della politica e del costume in grado di invertire una tendenza che da trent’anni a questa parte ha visto crescere le disuguaglianze, distruggere interi settori industriali, dilapidare il territorio. Una riforma che non è all’orizzonte, in un paese in cui non si riesce neppure a introdurre una ragionevole tassazione delle rendite finanziarie. E Marchionne, l’italo-canadese, fa ciò che i suoi azionisti gli chiedono: fare profitti e distribuire dividendi. Non importa dove, e non importa come. Si sono sentiti giudizi pesanti contro la Fiom, in questi giorni. Si sono giocati gli uni contro gli altri: lavoratori a tempo indeterminato contro precari, italiani contro polacchi, sindacati ragionevoli contro sindacati irragionevoli.

Da un lato Marchionne e il ceto politico che ci governa dimenticano (o forse a scuola non hanno studiato storia?) che imporre per diktat sacrifici a chi ha già molto pagato, senza cercare il consenso e senza dare per primi l’esempio, può far vincere una mossa, ma il più delle volte fa perdere la partita. Nella logica del «non ci sono alternative» e del «si salvi chi può» cresce la disaffezione alla politica e l’illusione che si possa sempre fare i furbi scaricando sugli altri i prezzi di una globalizzazione senza regole. Dall’altro diventa pure sterile testimonianza quella di un sindacato e di un’opposizione arroccati in difesa di principi che diventano indifendibili se non si riesce a mobilitare una maggioranza d’italiani che, sempre più disgustati, girano la testa dall’altra parte o si affidano alle promesse da marinaio di chi fino a ieri ha negato la crisi e ha promesso loro futuri radiosi.

tratto da Riforma

giovedì 24 giugno 2010

L'ASINA DEVE PARTORIRE MA L'ASINELLO NON NE VUOL SAPERE DI NASCERE

Il debutto dello spettacolo "L'ASINA DEVE PARTORIRE MA L'ASINELLO NON NE VUOL SAPERE DI NASCERE" al Rifugio degli Asinelli di Sala Biellese è rinviato a SABATO 3 LUGLIO 2010 per problemi di salute di Claudio Zanotto Contino. Sono cose che capitano ai vivi. Le date di luglio rimangono invariate.

RIFUGIO DEGLI ASINELLI

Via per Zubiena 62 - Sala Biellese (BI)

Sabato 03 luglio 2010 - Ore 21

Domenica 04 luglio 2010 - Ore 17

Venerdì 09 luglio 2010 - Ore 21

Sabato 10 luglio 2010 - Ore 21

Domenica 11 luglio 2010 - Ore 17

mercoledì 23 giugno 2010

L'ASINA DEVE PARTORIRE MA L'ASINELLO NON NE VUOL SAPERE DI NASCERE

L'Ecomuseo Valle Elvo e Serra vi invita allo spettacolo teatrale

L'ASINA DEVE PARTORIRE MA L'ASINELLO NON NE VUOL SAPERE DI NASCERE
Claudio Zanotto Contino e Geraldina La Sommaire

progetto
ASSOCIAZIONE VIAGGI CON L'ASINO - (TEATRO)
ANTONIO TARANTINO

con
Antonio Tarantino (il dottore) - Silvia Ribero (l'asina zoppa) - Rita Bruno (la serva) - Stefano Saccotelli (la serva)

e con gli Asinelli del Rifugio di Sala Biellese


RIFUGIO DEGLI ASINELLI

Via per Zubiena 62 - Sala Biellese (BI)

Sabato 26 giugno 2010 - Ore 21

Domenica 27 giugno 2010 - Ore 17

Sabato 03 luglio 2010 - Ore 21

Domenica 04 luglio 2010 - Ore 17

Venerdì 09 luglio 2010 - Ore 21

Sabato 10 luglio 2010 - Ore 21

Domenica 11 luglio 2010 - Ore 17



Il progetto è sostenuto da

Regione Piemonte - Ecomuseo Valle Elvo e Serra - Rifugio degli Asinelli O.N.L.U.S. - Parco Letterario Franco Antonicelli - TheDataway e Maroly Lettoli



Informazioni e contatti

Associazione Viaggi con l'Asino - Via Galliari 2 10125 Torino Tel. 339 6388826 - E-mail: guido_brun@alice.it

sabato 19 giugno 2010

martedì 15 giugno 2010

Due milioni di «inattivi»

Una «bolla sociale» di giovani adulti a carico delle famiglie, disponibili al lavoro nero o al precariato. Un’intera generazione che non può fare progetti di vita
Doriana Giudici
I nostri vecchi dicevano che la verità viene sempre a galla. Finalmente il Governo ha riconosciuto che c’è una grave crisi. Le cifre fornite dai vari Centri di ricerca (dalla Confindustria alla Cgil) denunciano: una perdita di 700.000 posti di lavoro; il ricorso alla Cassa Integrazione è aumentato di 6 volte; il Pil (prodotto interno lordo) ha perso 7 punti; la produzione industriale è crollata del 25% e, dulcis in fundo, gli ultratrentenni inoccupati sono triplicati dal 1983.
Inoltre si è allargato il ricorso al «lavoro nero» e le organizzazioni malavitose hanno ampliato la loro presenza in tutti i settori della nostra economia. La recente manovra del Governo (di 25 miliardi) per fronteggiare questa situazione, ci sembra punti soltanto ad «aggiustare» i conti, mentre è l’intero Sistema Italia che necessita di riforme strutturali, cominciando da una seria impostazione di politiche giovanili collegate a una riqualificazione dei servizi essenziali per l’impiego, compresa una formazione continua per tutti.
È di questi giorni l’indagine Istat che denuncia la presenza di oltre 2 milioni di giovani «inattivi»; ciò non vuol dire soltanto che non lavorano, ma che non si attivano per cercare lavoro. Perché? Una prima ipotesi potrebbe riguardare la presenza di «lavoro in nero»: nessun settore sfugge a questa vergogna. Dal libero professionista (che sfrutta neo-laureati con la scusa di addestrarli) alla piccola impresa; dall’ufficio privato all’appaltatore di lavoro pubblico. È uno scandalo diffusissimo in tutte le aree e in tutti i ceti del nostro Paese, ma che non indigna più nessuno. Tanto meno impegna le organizzazioni sindacali a mobilitare gli occupati a difesa dei precari e dei sotto-occupati per riportare, in primo piano, il diritto a un lavoro tutelato e «dignitosamente remunerato».
Dovrebbe preoccupare tutti, i sindacati in primis, se crescono gli inattivi e, contestualmente, chi produce sfugge a leggi e contratti. La nostra società, così, degraderà sempre di più. Anche la proposta, fatta qualche tempo fa, di un assegno di disoccupazione non ha senso se sganciato da un sistema legislativo-contrattuale di «politica attiva del lavoro».
Senza garanzie e tutele rischia di diventare un «limbo» in cui racchiudere un’intera generazione di giovani.
Gli assegni per invalidità (vedi l’invalido civile che fa l’insegnante di surf o il cieco che guida l’auto) insegnano che c’è una incapacità dei settori pubblici e un disordine sociale che impediscono una trasparente gestione dei fondi pubblici. I giovani, anche quando studiano, si laureano e fanno stage all’estero, poi non trovano lavoro e... emigrano.
Un’altra ipotesi, riguardo l’inattività dei giovani, può essere proprio quella di non avere un supporto pubblico adeguato per il passaggio dallo studio al lavoro. Negli anni Ottanta del secolo scorso, si decise di modernizzare l’ormai obsoleto sistema di collocamento. Imprese, sindacati e dirigenti del Ministero del lavoro si impegnarono per una nuova legislazione, anche visitando Paesi europei considerati più avanzati in questo servizio, come Danimarca, Inghilterra, Svezia che diventarono punti di riferimento per elaborare una «politica attiva del lavoro» che anche aprendo a agenzie private però permettesse alle strutture pubbliche di gestire i disoccupati da un lavoro all’altro, o di trovare un primo impiego.
Un sussidio di disoccupazione con durata limitata (2 anni?); obbligo di incontri settimanali negli uffici per verificare le offerte di lavoro; corsi di formazione e di riqualificazione, erano i capisaldi di una riforma del mercato del lavoro in cui nessuno sarebbe più rimasto «solo» a puntare sulle proprie forze o alla mercè di chi offre lavoro senza garanzie.
Nel 1984 si introdusse in Italia una nuova legge per far incontrare, in modo trasparente e lecito, domanda e offerta di lavoro ma... la legge non riprendeva molti elementi fondamentali delle altre leggi europee, inoltre insufficienti stanziamenti non hanno permesso né la riqualificazione del personale addetto a quei servizi né l’acquisto di apparecchiature idonee. Oggi, chi cerca lavoro deve arrangiarsi e ricorrere alla intermediazione privata o alla solita raccomandazione! Così hanno un futuro sicuro i figli di medici, giornalisti, avvocati, commercialisti, industriali che seguono le orme paterne. La nostra società, così irrigidita, è bloccata e fa sì che i figli di artigiani, lavoratori dipendenti, pur disponendo di una preparazione, non possano mettere a frutti i sacrifici loro e dei loro genitori,
Si forma così una «bolla sociale» di giovani-adulti a carico delle famiglie, disponibili a accettare «lavoro nero» o lavoro precario. C’è una generazione che non ha prospettive sicure e non può fare progetti di vita accrescendo così il disagio sociale fra i giovani.
Per questo ci aspettavamo una finanziaria non solo di sacrifici per l’oggi ma anche di proposte capaci di sbloccare forze nuove e vitali come i giovani, per rimettere in marcia il Paese. Invece l’unica proposta che riguarda la scuola ventilata dal Ministro dell’Istruzione e da parte della maggioranza ha il sapore della istruttiva fiaba del Pinocchio di Collodi, quella che ci obbliga a sognare immaginandoci di vivere nel «paese dei balocchi»: «Facciamo cominciare le scuole a ottobre». Bene, così per quattro mesi, gli studenti si divertono, i genitori restano negli alberghi e nei campeggi con un bel guadagno per il turismo!!
A questo punto ci coglie lo sconforto ma vorremmo lo stesso suggerire ai governanti una lettura facile facile, che non affatica. La favola di Esopo, quella de «La cicala e la formica»: Non si sa mai... potrebbe aiutare!

lunedì 14 giugno 2010

Cet été...les montagnes parlent français. Corso di lingua e cultura francese

«Vivre en montagne» è il filo conduttore di sei serate alla scoperta, riscoperta o approfondimento della lingua francese. Racconti di vita quotidiana, storie di alpeggi e descrizioni di meraviglie naturali per imparare « les mots de tous les jours » e scoprire lingua e tradizioni di « pays montagnard »: Savoie, Lozère, Haute-Saone, Ardèche, Haute-Loire, massif des Écrins… L’ausilio delle immagini dei documentari, il supporto di schede informative bilingui sul soggetto trattato e la presenza didattica della curatrice degli incontri permetteranno a tutti, principianti e non, di intraprendere questo viaggio estivo nelle sonorità della lingua francese, per imparare ascoltando e divertirsi guardando!
Gli incontri si terranno i martedì 13 e 20 luglio a Bobbio Pellice, 27 luglio e 3 agosto a Villar Pellice e il 1 e l'8 settembre a Pomaretto.

domenica 13 giugno 2010

GIORNATA DEL PAESAGGIO 2010

L'Ecomuseo Valle Elvo e Serra vi invita alla 4ª edizione della GIORNATA del PAESAGGIO, domenica 20 giugno a Magnano, sullaSerra che unisce Eporediese e Biellese.

L'iniziativa, promossa dalla comunità di pratica MondiLocali (www.giornatadelpaesaggio.it), è organizzata in collaborazione con:
Comune di Magnano
Ecomuseo del Paesaggio di Chiaverano
Osservatorio del Paesaggio - Ecomuseo dell'Anfiteatro Morenico d'Ivrea
Osservatorio del Biellese - Beni Culturali e Paesaggio
FAI - Delegazioni di Ivrea-Canavese e di Biella

venerdì 11 giugno 2010

Giornata del Centro Culturale Valdese

Giornata del Centro Culturale Valdese

Domenica 13 giugno 2010

Vi saranno animazioni, visite guidate al museo e alla biblioteca, proiezione di un filmato di Protestantesimo, bazar, banchi libri e oggetti; nell'archivio fotografico si parlerà delle stereoscopie di Henry Peyrot.

Prima di concludere avremo un momento musicale con aperitivo alle ore 19:00.

Il programma completo lo potete trovare sul nostro sito internet
www.fondazionevaldese.org
alla pagina degli appuntamenti.

mercoledì 9 giugno 2010

"Quaderni laici": Natura, vita, persone, corpi


Natura madre o matrigna? Natura o cultura?

Biografia o biologia? Sacralità o qualità della vita?

Possesso dei corpi o controllo delle anime?


Leggi un saggio del libro qui

lunedì 7 giugno 2010

domenica 6 giugno 2010

Camminare la Costituzione

Camminare la Costituzione

Museo Laboratorio dell’Oro e della Pietra
Ecomuseo Valle Elvo e Serra
ANPI Valle Elvo e Serra
Comune di Salussola
Comune di Zimone

Vi invitano a

CAMMINARE DOVÈ NATA LA NOSTRA COSTITUZIONE PER INTRECCIARE I VALORI DELLA LIBERTÀ CON QUELLI DELLA PACE, DEL RISPETTO DELL'AMBIENTE E DELLE CULTURE

DOMENICA 6 GIUGNO 2010
TRA ZIMONE E SALUSSOLA

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 8:30
Ritrovo nel piazzale dietro al Municipio di Zimone e saluto del Sindaco Ore 9:00
Inizio della camminata, che toccherà i luoghi più significativi
della Resistenza, dell’ambiente e della storia locale

Ore 13:30
Sosta e pranzo al sacco presso l’area attrezzata di Prelle,
dove sarà possibile la degustazione di prodotti locali

Ore 16:30
Arrivo a Salussola e visita del Museo Laboratorio dell’Oro e della Pietra Ore 17:00
Chiusura dell’iniziativa e saluto del Sindaco

La camminata, aperta a tutti, si svolgerà per buona parte su sentieri
in mezzo ai boschi; si consiglia pertanto un abbigliamento da trekking.

Il ritorno in auto a Zimone verrà organizzato il giorno stesso alla partenza.
In caso di maltempo la camminata verrà rinviata a data da destinarsi.

INFO: Adriano: 320 0660929 – Daniela: 389 5134956 – Roberto: 348 3312283

L’iniziativa si svolge in collaborazione
con il gruppo Carradori di Zimone e il G.E .A.S. escursionisti di Salussola.

venerdì 4 giugno 2010

Sintetizzare non è creare

tratto da Riforma

Ha fatto molto discutere l’ultima pubblicazione del noto scienziato Craig Venter sulla prestigiosa rivista «Science»: si è parlato di vita artificiale e creazione di cellula. L’autore stesso ha un po’ spinto la notizia, e non è la prima volta, in modo piuttosto provocatorio, avvalendosi della sua notorietà e dell’indubbia autorevolezza scientifica. Ma che esperimento ha fatto il gruppo di Venter, e qual è la sua rilevanza scientifica? L’esperimento è consistito nel sintetizzare (non creare!) un cromosoma batterico sintetico. Lo sforzo è stato enorme, anche se i batteri hanno dei genomi molto piccoli in confronto agli organismi superiori, si tratta comunque di una notevole sfida tecnologica, che ha richiesto anni di lavoro. Questo cromosoma, che rappresenta in forma semplificata l’intero genoma del batterio, è stato inserito in un batterio di specie differente, privato del suo cromosoma naturale. Tale sostituzione ha prodotto una cellula in cui l’informazione genetica era differente da quella originaria e quando questa ha cominciato a replicarsi e proliferare, si può dire che ha, in sostanza, cambiato specie.

Continua qui

giovedì 3 giugno 2010

Puliamo Piedicavallo e Montesinaro

Sabato 19 giugno

Ritrovo ore 14.oo

Posteggio Autobus (Piedicavallo)
Posteggio Piazza della chiesa (Montesinaro)

Vi aspettiamo numerosi muniti di necessarie attrezzature

al termine Merenda scnoira
presso la Società operaia
offerta dalla Amministrazione comunale