venerdì 29 gennaio 2010

Dare accoglienza e dignità

Sei giorni vissuti in continuità con le scelte del Sinodo valdese-metodista 2009. Per la moderatora Bonafede i problemi non si risolvono con ruspe e sgomberi

Davide Rosso - tratto da Riforma

Da questa sera il tempio è nuovamente vuoto. La grande soddisfazione è sapere che nessuna delle persone che vi erano ospitate è in mezzo a una strada». A parlare così sabato 23 gennaio è Alessandro Sansone, uno dei membri della chiesa valdese di Firenze, che ha da domenica 17 ospitato una novantina di rom sgomberati per ordinanza del comune di Sesto Fiorentino dal campo dell’ex Osmatex (circa 70 di questi sono stati accolti nel tempio di via Micheli e una ventina alla foresteria del Gould). Per la chiesa valdese e per la Diaconia valdese fiorentina (Dvf) sono stati giorni intensi, fatti di incontri e scontri con le istituzioni e non solo, di solidarietà praticata e ricevuta. Una settimana di scelte portate avanti in difesa della dignità delle persone e vissute sul campo. Sei giorni vissuti in continuità con le scelte del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste del 2009 che impegnano le chiese locali «in una stringente militanza dell’accoglienza e del garantire dignità a chi è nel bisogno». Ma andiamo con ordine e proviamo a ripercorrere queste giornate fiorentine.

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mercoledì 27 gennaio 2010

martedì 26 gennaio 2010

M come MEMORIA


Sarah Kaminski
Maria Teresa Milano
IL LIBRO DELLA SHOAH
Ogni bambino ha un nome...
Edizioni SONDA, Casale Monferrato (AL),
Illustrazioni di Valeria De Caterini

per approfondire i contenuti di questo volume qui



dalla quarta di copertina:

«Non si può comprendere il presente
se si ignora e si tralascia il passato,
e non lo si analizza a dovere »

Marc Bloch,
Apologia della storia


Un'originale raccolta di materiale narrativo, storico, artistico, musicale e didattico finora inedito in Italia, rielaborato con sensibilità e competenza dalle autrici, sul tema specifico della Shoah vissuta dai bambini.

Oltre al racconto inedito di Lia Levi Sulla luna nera un grido e a quello di Uri Oriev Il sottomarino, il volume vede la collaborazione di autorevoli studiosi come Marco Brunazzi, Alberto Cavaglion, rav Roberto Della Rocca, Anna Foa e Brunetto Salvarani, ed è arricchito dalle illustrazioni e opere d'arte di Marc Chagall, Emanuele Luzzati, Nerone (Sergio Terzi) e Valeria De Caterini.


«Il libro della Shoah» vuole restituire un volto e una storia individuale a un milione e mezzo di bambini ebrei, slavi, zingari..., ai quali le persecuzioni nazifasciste strapparono l'infanzia.

lunedì 25 gennaio 2010

Giorno della Memoria 2010

Le interviste di Alice Geymonat

Raccontare disegnando.
Quando la parola è bussola per un’immagine in grado
di narrare volti e luoghi inaspettati

Intervista a Tommaso D’Incalci,
disegnatore di Davide. Un ragazzo, una fionda
e una pietra levigata (Torino, Claudiana, 2009)
e di Gesù di Nazaret. Uno straordinario viaggiatore
(Torino, Claudiana, 2009)

Qui

sabato 23 gennaio 2010

venerdì 22 gennaio 2010

Pro e contro il Tav

Tratto da Riforma di Piervaldo Rostan

«Domenica 24 gennaio al Lingotto di Torino si ritroveranno al «Sì Tav» gli esponenti del mondo della politica, dell’impresa e della società piemontese che credono nella necessità di realizzare una grande opera infrastrutturale». Nel frattempo sono iniziati i «carotaggi», ovvero le indagini geologiche su alcune aree destinate a ospitare il tracciato; le aree si saggio su cui si è fin qui operato sono sostanzialmente nella cintura torinese; più in alto, in val Susa, i «No Tav» giurano che non si passerà e le ruspe non potranno operare.

Domenica 24 gennaio al Lingotto di Torino si ritroveranno gli esponenti del mondo della politica, dell’impresa e della società piemontese che credono nella necessità di realizzare una grande opera infrastrutturale»; è questo uno dei concetti espressi nel susseguirsi di comunicati stampa provenienti dal Pd torinese in relazione al «Si Tav day» promosso appunto per domenica cui hanno aderito Pd e una parte del centro-destra.

Nel frattempo sono iniziati i «carotaggi», ovvero le indagini geologiche su alcune aree destinate a ospitare il tracciato; le aree si saggio su cui si è fin qui operato sono sostanzialmente nella cintura torinese; più in alto, in val Susa, i «No Tav» giurano che non si passerà e le ruspe non potranno operare. Ma nei Comuni, ovviamente anche in quelli contrari, stanno arrivando le richieste formali per l’avvio dei sondaggi: un paio di settimane al massimo, e i tecnici incaricati si dovrebbero trovare a scavare proprio in quei territori dove l’opera è maggiormente osteggiata.

Il progetto, oltre a dividere a livello di forze politiche e ad aggregare i contrari (solo a dicembre a una manifestazione anti-Tav furono 10. 000 i partecipanti, ndr), diviene occasione di scontro politico alla vigilia delle elezioni regionali, condizionando le alleanze, delineandone di nuove a scapito di quelle che fin qui hanno determinato il governo del Piemonte.

«La nuova linea ferroviaria Torino-Lione è opera di importanza strategica per tutto il Piemonte. Dalle grandi infrastrutture dipende lo sviluppo futuro del Piemonte: in particolare Tav e Terzo Valico consentiranno alla nostra Regione di diventare una grande piattaforma logistica al centro delle rotte internazionali», questo il pensiero del Pd torinese, Chiamparino e Saitta in testa.

Ma in val Susa, anche in occasione delle recenti elezioni per la giunta della nuova Comunità montana che accorpa alta e bassa valle e val Sangone, si è stipulato un accordo fra la maggior parte delle amministrazioni (di area Pd) e le espressioni amministrative dei «movimenti». «Oggi – spiega Roberto Canu, Pd, da poco assessore nella nuova Comunità montana – si confrontano tre posizioni: i “Sì Tav”, senza se e senza ma; gli altrettanto decisi “No Tav” e una parte rilevante dei cittadini e degli amministratori che hanno perplessità e riserve sull’opera».

La maggior parte degli amministratori di centro-sinistra vuole un confronto, a 360°; «Ci sono – continua Canu – questioni di fondo e altre più specifiche. Fra le prime segnalo quella della democrazia: è lecito esprimere il dissenso? Se sì, allora si deve prevedere il confronto anche con chi non è d’accordo con l’opera. Dopo di che ognuno si prenderà le sue responsabilità e se il governo centrale ritiene quest’opera centrale per il paese, avendone le risorse, la dovrà realizzare. Ci sono però, a oggi, molti interrogativi su cui le risposte non sono state date: che fine farà la linea storica? La si cancella? La si sostituisce con bus obbligando i pendolari alla scelta della gomma? Perché non si è fatto un progetto reale sull’intermodalità? Si tenga conto che nel frattempo sono partiti i lavori per il raddoppio del Frejus, che probabilmente vorrà dire aumentare ancora il traffico su gomma in valle. Inoltre il Tav nasce come collegamento per il traffico merci; lo stesso Osservatorio qualche anno fa aveva evidenziato che il tipo di trasporto che transita in val Susa è troppo di prossimità e dunque un collegamento di tipo Tav non è la risposta adatta. Si fa invece strada un’altra idea: togliere i Tir dal Monte Bianco (destinato a essere un traforo turistico) facendo passare dalla val Susa le merci dirette al Nord che oggi passano di lì».

Il rischio a quel punto sarebbe di avere il Tav per le merci che si muovo sull’asse Nord-Sud, mentre quelle che oggi utilizzano l’autostrada del Frejus continuerebbero a viaggiare sui Tir… sommate magari al traffico su gomma destinato ai pendolari.

Sulla base di queste preoccupazioni, venerdì scorso 23 sindaci su 40 hanno ribadito al presidente Saitta la loro volontà di esprimere, come Comunità montana, dei tecnici all’interno dell’Osservatorio sull’opera. «Non si capisce perché si chiede il parere alla Comunità montana su ogni intervento, anche più limitato, e su questo la si vuol tenere fuori – ci racconta mentre partecipa a una fiaccolata in solidarietà con i membri del presidio No Tav di Bruzolo, colpito da uno «strano» incendio, Emilio Chiaberto, sindaco di Villar Focchiardo –: noi vogliamo essere nell’Osservatorio per poter dire la nostra non soltanto per dire sì all’opera».

«Un’opera – dice ancora Canu – da valutare nel suo complesso; anche ammettendo che si risolvano nel migliore dei modi i problemi delle polveri dei cantieri, delle sorgenti d’acqua tagliate dai lavori, dell’amianto, della ricaduta occupazionale e dell’assoluta trasparenza degli appalti».

giovedì 21 gennaio 2010

Rom di Sesto Fiorentino. Notte nella chiesa valdese, c’è anche un neonato

da La Repubblica

Da domenica, 75 di loro hanno trovato ricovero nella chiesa valdese, l’unica che ha accolto l’appello della parlamentare di Rifondazione comunista Mercedes Frias che si è adoperata attivamente per trovare un rifugio agli sfollati: “Ho fatto mille telefonate...” Al tramonto tornano, potranno restare solo fino a venerdì mattina.

Un neonato di 14 giorni senza più un posto dove andare, sballottato nel freddo ha trovato rifugio con sua madre, nella chiesa Valdese con altri 70 rom cacciati dall’ex area industriale Osmatex dell’Osmannoro. Il sindaco di Sesto Gianassi che ha firmato due ordinanze di sgombero scarica la responsabilità sul questore: «Ci hanno chiamato quando le ruspe erano già lì». La polizia sostiene di aver fatto solo un controllo: le ruspe erano della proprietà.

Se lo tiene stretto, Danila, avvolto in un golfino celeste, il suo Printu, nato da 14 giorni nel campo dell’Osmatex sgomberato a Sesto e da venerdì sballottato nel freddo. All’inizio un letto l’aveva trovato dalle suore della Caritas. Lunedì anche Danila si è messa in cammino. «Tutti a Firenze» le hanno detto, in via Micheli padre Pavel ha aperto le porte. Troppo piccolo, indifeso, Printu Diamanta. Troppo spaventata Danila, 18 anni, una cicatrice sulla bocca, che ha trovato una stanza nella foresteria dell’Istituto Gould, in via dei Serragli.

Con loro altre 15 persone, le più fragili, fra cui tre bambini, uno di 22 giorni, uno di tre anni e uno di 12, arrivato in Italia per curarsi un versamento cronico che gli gonfia il ginocchio da sei mesi. Poi donne, uomini e vecchi. Da domenica scorsa 75 di loro sono qui nella chiesa Valdese di via Micheli. Si sono arrangiati in mezzo alle panche, con la testa appoggiata alle colonne.

Con le coperte e i sacchi a pelo che le donne e gli uomini della comunità hanno racimolato per loro. «Possiamo ospitarli fino a venerdì mattina» dice il pastore Pavel Gajewski.

E’ uno dei pochi che ha accettato l’appello di Mercedes Frias (ex parlamentare Rc) e degli attivisti del Gruppo EveryOne, l’organizzazione internazionale per i Diritti Umani che ora sta preparando un esposto contro chi ha ordinato l’allontanamento dal campo. «Da venerdì non smetto di chiamare a destra e a manca. Non immaginate quante volte mi sono sentita rispondere picche. Don Santoro ha trovato coperte e i primi soccorsi dalle Piagge e dalla pubblica assistenza di Scandicci.

A Sesto il parroco ha trovato il posto per alcuni di loro, ma ne sono rimasti tre. Se non ci fossero stati i valdesi, erano ancora a gelare». Una famiglia di tre persone è ospite di Saverio Tommasi. Rifugiati nella sua Cabina Teatrale. Il resto è qui, dai valdesi, che insieme ad avventisti romeni, evangelisti e presbiteriani di Firenze preparano una minestra e un po’ di pollo per i nomadi «cacciati da Sesto». Qui dove ne arrivano altri venti. Dalla stazione. «Non ci stanno tutti» dicono le volontarie, «dovete trovare un altro posto». Un altro posto non c’è.

Hanno occhi di pece, giacconi sdruciti e in tasca il foglio di via i rom dell’Osmatex. Donne e ragazze intabarrate, con la gola ingolfata dalla febbre. «Due anziani erano appena stati dimessi, uno per un ictus e uno per una broncopolmonite cronica», dice Andrea Bossetti, medico per i diritti umani che da tre anni lavora nel campo.

C’è Lacatusu Vasile in un angolino sulla sua sedia a rotelle. «Le istituzioni non si vedono. Si rimpallano le responsabilità», dice Debora Spini, sorella di Valdo Spini, l’unico ad aver visitato i rom. «Venerdì torneremo al parcheggio, vicino al campo» dice Dragosc. Li aveva aspettati tutta la notte i camionisti sabato. Aspettava che i motori si accendessero. Poi giù, girato di schiena, davanti allo scarico. «Rombavano, facevano caldo».

mercoledì 20 gennaio 2010

SOLIDARIETA' ALLA POPOLAZIONE TERREMOTATA DI HAITI

La Federazione evangelica lancia una sottoscrizione in solidarietà con le vittime del terremoto di Haiti - Le preghiere di tutte le chiese rivolte alla popolazione colpita Roma, 15 gennaio 2010 (NEV-CS02) - In seguito al devastante terremoto che ha colpito l'isola caraibica di Haiti e gran parte della capitale Port-au-Prince lo scorso 12 gennaio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha lanciato una sottoscrizione per l'aiuto alle vittime.

"La popolazione di Haiti così duramente colpita da questa catastrofe è al centro delle nostre preghiere, rivolte specialmente a coloro che hanno perso i loro cari e a chi aspetta di conoscere le sorti di persone vicine di cui non ha notizia -, ha dichiarato il presidente della FCEI, il pastore Massimo Aquilante -. La FCEI estende la sua solidarietà anche alle migliaia di persone che in queste ore drammatiche stanno portando soccorso ai feriti e prestando assistenza ai superstiti".

Chi volesse inviare delle donazioni può farlo utilizzando il seguente conto corrente postale specificando la causale "Terremoto Haiti":


ccp n. 38016002 - IBAN: IT 54 S 07601 03200 000038016002


intestato a: Federazione delle chiese evangeliche in Italia, via Firenze 38, 00184 Roma.

La FCEI promuove campagne e raccolte di fondi in casi di emergenze umanitarie, che confluiscono nel fondo dell'Action by Churches Together (ACT) International, agenzia umanitaria promossa dal Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e dalla Federazione luterana mondiale (FLM).

Le chiese membro della FCEI sono: La Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI); la Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi); L'Esercito della Salvezza; l'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI); la Chiesa apostolica italiana, con sede a Prato; la Comunità cristiana "Fiumi di Vita" di Napoli; la Comunità evangelica di confessione elvetica di Trieste; e la St. Andrew's Church of Scotland di Roma (www.fcei.it).

Segnialiamo inoltre gli appelli lanciati dall'Entraide Protestante in Francia, dalla Diaconisches Werk der EKD e dalla Diakonie Austria.

martedì 19 gennaio 2010

Brevi osservazioni sullo stato presente dei Valdesi

Scaricabile qui
nel sito Google libri cliccare in alto a destra sul bottone Pdf


lunedì 18 gennaio 2010

BANDO PER LA RICERCA DEL COORDINATORE DELLA FORESTERIA VALDESE DI TORRE PELLICE

La CSD-Diaconia Valdese seleziona un/a coordinatore/trice per la Foresteria valdese di Torre Pellice.

I curricula, che dovranno pervenire entro il giorno 1 febbraio, devono essere inoltrati a:


CSD-Diaconia Valdese

Segretario Esecutivo

Via Angrogna 18

10066 Torre Pellice (TO)

oppure via e-mail:

info@diaconiavaldese.org

Il Bando è scaricabile cliccando qui.

TERREMOTO A HAITI

In seguito al devastante terremoto che ha colpito l'isola caraibica di Haiti e gran parte della capitale Port-au-Prince lo scorso 12 gennaio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha lanciato una sottoscrizione per l'aiuto alle vittime. Chi volesse inviare delle donazioni può farlo tramite conto corrente postale.

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venerdì 15 gennaio 2010

Circolo culturale valdese

Questa sera alle ore 21.00
presso il Museo del Territorio
Chiostro di s. Sebastiano, Biella

Il circolo culturale valdese organizza una conferenza dal titolo

Il maltrattamento della donna:
come prevenirlo


La locandina qui

giovedì 14 gennaio 2010

IL SALOTTO CULTURALE CONTINUA LA SUA ENTROPIA, FUORI PURTROPPO SCOMPAIONO I VERI ARTISTI!

Torino continua ad essere una città strana: una città dove salotti e salottini contano molto, spesso in maniera immeritata, e chi ne rimane fuori sembra destinato ad una esistenza quasi nell’ombra.

Non vuole questa mia essere una nota polemica, ma la constatazione di ciò che mi ha colpito, tra i tanti lati umani, nell’ultimo saluto ad Alberto Cesa. Il risalto dato dalla Torino della cultura alla scomparsa dell’artista Cesa è stato, a mio parere, non all’altezza della persona, del suo infinito lavoro.

Cesa, come Tavo Burat, faceva parte di quel mondo che appartiene agli artisti/studiosi puri, ossia a coloro che nell’arte gettano tutte le loro energie, dedicando tempo e passione allo studio, alla ricerca ed alla trasmissione del sapere.

Sia Cesa che Tavo, hanno avuto il merito di scavare nella tradizione piemontese portando alla luce pezzi di cultura nascosta, e celata dolosamente, da quel populismo popolare che dava dignità di esistenza solo alle solite canzoncine vane e le vicende di un Piemonte monarchico costituito da tanti travet.

Il Piemonte delle vere canzoni popolari, il Piemonte di fra Dolcino e delle emozioni di rivolta, è una terra che si vorrebbe lasciare all’oblio e che loro hanno, quasi in un opera archeologica delicata, rimesso alla luce, alla nostra conoscenza.
Cesa aveva una voce rara e particolare, sentendolo cantare nulla faceva rimpiangere dei nostri cantautori più lanciati sul mercato dall’industria discografica, così come testi ed arrangiamenti, eseguiti da bravi musicisti, creavano atmosfere affascinanti e rare a loro volta.

Eppure è venuta meno una grande parte della cultura della nostra Regione e Città senza che il settore culturale, giornalistico e politico, battesse ciglio. Il salotto riconosce solo i propri appartenenti escludendo gli altri: ecco perché a fronte di stanziamenti pubblici importanti la cultura piemontese è in piena entropia.

Noi lo ricordiamo, Alberto come Tavo, per l’immenso amore per la vita e l’umanità che portava in cuore e nelle sue canzoni; per la sua professionalità e capacità di fare cultura: sentiremo al sua mancanza, ed anche il vuoto lasciato in un ambiente che ha fame di “Sapere” fuori da ogni salotto nauseante.

Juri BOSSUTO

mercoledì 13 gennaio 2010

Anno diaconale

L'Anno Diaconale è un periodo di volontariato in strutture che lavorano in ambito prevalentemente sociale, collegate alle realtà ecclesiastiche protestanti. Dalla sua nascita in Italia nel 1998, la struttura dell'Anno Diaconale si è sviluppata fino ad ospitare circa 20 volontari all'anno in diversi progetti.

L'Anno Diaconale lavora in rete con l'Ecumenical Diaconal Year Network (EDYN) e con l'Association of Voluntary Service Organisations (AVSO). Alcuni progetti si svolgono nell'ambito del Servizio Volontario Europeo (SVE), un programma della Commissione Europea che sostiene la mobilità internazionale e l'istruzione non-formale dei giovani tra i 15 e i 25 anni.

In Italia sono attualmente disponibili diversi progetti nei centri che aderiscono all'Anno Diaconale, impegnati soprattutto nel settore sociale, con bambini e giovani disagiati, anziani, disabili e migranti.

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martedì 12 gennaio 2010

IL PRESIDENTE FCEI MASSIMO AQUILANTE SUI FATTI DI ROSARNO

Il presidente della Federazione delle chiese evangeliche Massimo Aquilante interviene sui fatti di Rosarno - Costruiamo un patto di cittadinanza nella fraternità e nella giustizia
Roma, 11 gennaio 2010 (NEV-CS01) – Il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Massimo Aquilante, ha rilasciato la seguente dichiarazione dopo i fatti di Rosarno:
“Sull'immigrazione l'Italia ha imboccato una strada cieca e pericolosa. I fatti di Rosarno dimostrano ancora una volta che il rifiuto da una parte di riconoscere la realtà dell'immigrazione e dall'altra di promuovere la regolarizzazione di chi vive e lavora in Italia, alimentano razzismo, violenza e sfruttamento.
Le violenze razziste di chi spara sui lavoratori immigrati evocano scenari inquietanti e chiamano il governo, il parlamento, le forze sociali e la società civile ad assumersi le loro responsabilità, ciascuno per la propria parte e le proprie competenze.
Come chiese evangeliche ribadiamo il primato della dignità umana e dell'integrazione all'interno di una società che deve riconoscere diritti e doveri di chi vive e lavora nel nostro paese. Riteniamo inoltre che i recenti provvedimenti in materia di immigrazione sta generando frutti avvelenati. In una situazione di crisi e di sofferenza come quella che si è determinata a Rosarno – ma anche in altre situazioni – il Signore Gesù ci invita a un autentico ravvedimento, e a metterci di fronte al suo evangelo di grazia e pertanto ad adoperarci per costruire nuovi rapporti di fraternità e di giustizia.
Per questo auspichiamo che il Governo apra un tavolo di confronto con le forze sociali, l'associazionismo e le comunità di fede. E' solo con un patto di nuova cittadinanza che coinvolga, riconosca ed impegni gli immigrati che l'Italia potrà affrontare la grande sfida che le sta di fronte”.

domenica 10 gennaio 2010

giovedì 7 gennaio 2010

martedì 5 gennaio 2010

Chi porta l’acqua al mulino del mercato

Come spiega a Confronti il segretario del Forum italiano dei movimenti per l’acqua Paolo Carsetti, le norme approvate di recente servono solo a completare un processo di privatizzazione che nel nostro paese è iniziato già sedici anni fa. Le tariffe sono aumentate invece di diminuire (e ancor più lo faranno in futuro), mentre gli investimenti – la cui urgenza è stata sempre sbandierata come giustificazione per tutta l’operazione – sono calati nettamente.

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lunedì 4 gennaio 2010

sabato 2 gennaio 2010

DEDICATO AGLI SMEMORATI

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno e lamiere nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.

Questo testo è tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti.
Ottobre 1912

Non sono passati neanche 98 anni eppure.... quanti smemorati.


Laicita': problema in Piemonte?

di Jean-Jacques Peyronel

"Giorno della laicità, è rissa tra Pd e sinistra "radicale"», «Lite sulla giornata della laicità tra sinistra e maggioranza»: questi i titoli delle edizioni torinesi de La Repubblica e La Stampa, il 15 dicembre scorso. Lì per lì, veniva da chiedersi: «Che cosa avranno ancora combinato questi "laici furiosi"?». Invece, si tratta di una proposta del tutto pacifica fatta nel febbraio 2006, durante le Olimpiadi, dall’Associazione «Più dell’oro», presieduta dal pastore Giuseppe Platone, di istituire una «Giornata della libertà di coscienza, di religione e di pensiero» il XVII Febbraio. Perché il XVII Febbraio? Perché è la data in cui, nel 1600, fu arso in Piazza di Campo de' Fiori, a Roma, Giordano Bruno, reo di essersi battuto per la libertà di pensiero, ed è anche la data, come ben sappiamo, nel 1848, dell’Editto di emancipazione con cui Carlo Alberto concesse ai Valdesi (e qualche giorno dopo anche agli Ebrei), non la libertà di culto – come erroneamente scrivono i giornali – ma i diritti civili, il che permise loro di uscire dal ghetto delle «Valli Valdesi» in cui erano stati rinchiusi per oltre quattro secoli.

Così com’è stato istituito il «Giorno della memoria» per ricordare la Shoah, la proposta di «Più dell’oro» intendeva indicare il XVII Febbraio non solo per ricordare l’importanza fondamentale della libertà religiosa ma l’importanza altrettanto fondamentale della «madre di tutte le libertà», ovvero la libertà di coscienza, che comprende sia la libertà di pensiero sia la libertà di religione. Tale proposta fu fatta propria prima dall’assemblea del IV Circuito, quindi dalla Conferenza del II Distretto, infine dal Sinodo valdese 2006, il quale la trasmise al Parlamento nazionale. A livello regionale, fu subito appoggiata dal Comitato torinese per la laicità della scuola e dalla Consulta torinese per la laicità delle Istituzioni, nonché dai partiti Prc, Pdci e Uniti a Sinistra che la posero all’attenzione del Consiglio regionale piemontese. Il 6 luglio scorso, si svolse un’audizione convocata dall’ottava commissione regionale a Palazzo Lacaris a cui erano presenti rappresentanti delle chiese valdese, battista e avventista, della Comunità ebraica e della Consulta per la laicità delle Istituzioni. Incontro molto cordiale che sembrava preludere a un esito positivo della proposta. Invece, il 14 dicembre scorso, la commissione ha espresso un parere negativo per il no del Pdl e della lega Nord e per l’astensione del Pd. Di fronte alle reazioni molte critiche dei partiti della sinistra radicale, il consigliere del Pd Alessandro Bizjak si è giustificato dicendo: «Nessuna bocciatura: ci siamo riservati il voto in aula per meglio valutare l’efficacia della proposta rispetto all’obiettivo che si propone. Intendiamo verificare se su un tema importante come la libertà di coscienza sia davvero utile istituire una giornata dal puro valore simbolico». La proposta andrà dunque in aula con il parere negativo della commissione, il che vuol dire che potrà essere accolta soltanto con il voto favorevole del Pd. Sarà così oppure una proposta così opportuna di questi tempi verrà sacrificata sull’altare (è il caso di dirlo...) di equilibri politici pre-elettorali tra centro sinistra e centro? Da seguire con attenzione.

Tratto da Riforma del 25 dicembre 2009