domenica 29 novembre 2009

Di fronte alla malattia di un figlio


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venerdì 27 novembre 2009

ATEISMO PRATICO E IMPEGNO DEI CREDENTI

Il 900° anniversario del dies natalis di Anselmo ha consentito all’autore, che ha collaborato, nel suo piccolo, a far conoscere in Valle d’Aosta la recezione di Anselmo da parte del protestantesimo, di prendere spunto dal pensiero del Doctor magnificus per riflettere sulla fede operosa dei cristiani dei nostri tempi e sulle possibili vie per dimostrare fattivamente la loro fede. Lo stesso Evangelo afferma che alla fine, tra la fede, la speranza e l’amore, quest’ultimo rimarrà per sempre. E non è detto che esso sia appannaggio dei soli credenti.

BIOGRAFIA dell'AUTORE
Leo Sandro Di Tommaso


Leo Sandro Di Tommaso, insegnante e ricercatore, ha pubblicato saggi di medievistica (Comunità cittadina e potere signorile nell'Aosta medievale in Aosta; La vicenda storiografica delle franchigie aostane), e ricerche sulla dissidenza religiosa (La Riforma protestante in Valle d'Aosta. Una lunga e silenziosa resistenza tra guerra e neutralità armata in un crocevia dell'Europa; Calvino ad Aosta. Nascita e sviluppo di una leggenda politico-religiosa; Valdesi in Valle d'Aosta. Percorsi religiosi e culturali di una minoranza religiosa radicata nel territorio [1848-1950, 1951-2001]). I saggi sulla Riforma e su Calvino sono confluiti, dopo una puntuale revisione e con l'aggiunta della prima parte, nel volume che ora avete sotto mano. L'autore è membro del CRISM (Centro di Ricerca sulle Istituzioni e le Società Medievali) e del gruppo valdostano di corrispondenza del Bollettino Storico-Bibliografico Subalpino. Ha tenuto conferenze e scritto articoli di carattere storico, teologico e letterario, tra cui: Airesis/Eresia: le vie della ricerca della verità nelle eresie. I casi del valdismo e del catarismo; Il dissenso religioso in Valle d'Aosta in tre fasi cruciali della storia europea. Dalla devianza stregonica alla presenza valdese (secolo XII-metà del secolo XIX). Due saggi sono stati pubblicati nei Seminari della Fondazione Federico Chabod, di cui è stato presidente.



giovedì 26 novembre 2009

Il Paese dell'acqua ribelle

Ci hanno messo un secolo a conquistarsela la loro acqua, e ora non la mollano neanche morti. Non la mollano ai comuni e nemmeno alle spa comunali che la legge in discussione in parlamento obbligherebbe - caso unico in Europa - a diventare ancora più private, con inevitabile accorpamento dei servizi nelle mani di poche aziende.

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mercoledì 25 novembre 2009

martedì 24 novembre 2009

Cahiers de chansons nelle valli valdesi

Il Centro culturale valdese organizza
"Cahiers de chansons nelle valli valdesi"
Serata di canti a cura del gruppo di canto popolare di Villar Pellice (To). Il gruppo illustrerà attraverso il canto e coinvolgendo il pubblico, una ricerca condotta in alta val Pellice.

La serata si colloca nel quadro della promozione delle lingue minoritarie finanziata dalla Regione Piemonte all'interno della L/482/99 Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche". Ingresso libero.

Venerdì 27 novembre 2009 - ore 20,45
nella sala del teatro valdese di Rorà (To)

domenica 22 novembre 2009




Ammissione di Claudio



Con gioia la comunità valdese di Biella annuncia che oggi, 22 novembre 2009, il fratello Claudio Vaccaneo è stato accolto come membro di chiesa nella nostra comunità; la cerimonia di accoglienza, semplice e partecipata, è avvenuta durante il culto domenicale alla fine del quale la comunità si è stretta intorno a Claudio in un'agape fraterna.

venerdì 20 novembre 2009

Cittadinanza e fatto religioso

di Marco Rostan

Sperimentazioni a scuola: l'ora di storia delle religioni
A Bologna e al Liceo valdese di Torre Pellice si svolge un'ora di religioni nella storia come conoscenza di un fattore umano determinante

Nelle polemiche intorno alla questione del crocifisso non sono mancati commenti che hanno rilanciato la riflessione sul rapporto fra religioni e scuola. I nostri lettori sanno che, da tempo, gli evangelici si battono contro l’ignoranza religiosa nel paese (per cui il crocifisso viene additato come simbolo civile o culturale) e perché, a cominciare dalla scuola, si preparino i futuri cittadini a una conoscenza e comprensione del fatto religioso, sottratta a controlli confessionali e svolta da docenti adeguatamente preparati a livello universitario. Quest’obiettivo che, in un’Europa multireligiosa e multiculturale, dovrebbe apparire ovvio, in Italia sembra irraggiungibile senza una revisione delle intese con la Conferenza episcopale, che nessuna forza politica sembra intenzionata ad affrontare (la sudditanza bipartisan della politica al vaticano si è manifestata compatta proprio in seguito alla sentenza della Corte di Strasburgo). In questo contesto diventa interessante conoscere alcune sperimentazioni che si stanno facendo nelle scuole superiori, nella linea della storia delle religioni. Ne dà notizia un dossier del Dipartimento discipline storiche dell’Università di Bologna(*), in cui si affronta il tema dell’educazione alla cittadinanza attraverso la Storia delle religioni, e si riportano le esperienze di alcuni istituti. Fa piacere ritrovare fra queste il Liceo valdese di Torre Pellice, dove fin dal 1984 è stato inserito questo insegnamento come disciplina obbligatoria per tutti,

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giovedì 19 novembre 2009

L’acqua, bene comune

Il recente art. 15 del D.L. 135/09, anche nella versione appena approvata dal Senato il 4 novembre scorso, muove passi decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici locali quali la gestione dei rifiuti, dei trasporti, dell'energia e del gas. Tale provvedimento, ora in discussione alla Camera dei Deputati, se sarà convertito in legge, toglierà ai cittadini e alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto.

L'Unione Battista esprime grande preoccupazione per una decisione che sottrae alla gestione pubblica, che è al servizio del cittadino, un bene che appartiene a tutti e lo affida alla gestione privata il cui obiettivo, pur con le limitazioni e le garanzie previste dalle legge, è sempre il profitto. Persino il padre dell'economia liberista, Adam Smith, riconosce che lavorare per il proprio profitto non garantisce automaticamente un buon servizio alla comunità!Rendendo proprietà privata gli elementi costitutivi della vita, come nel caso dell’acqua, il governo demanda ad altri compiti che sono specifici della pubblica amministrazione. E, ancora una volta, la decisione colpisce i soggetti economicamente più deboli, come è già avvenuto nelle città di Cochabamba (Bolivia) o Parigi le quali, dopo aver sperimentato la gestione privata dell'acqua, hanno deciso di fare marcia indietro.Consapevole che la privatizzazione di una delle risorse più preziose compromette anche i valori della condivisione, della cooperazione e della partecipazione, valori che sono alla base della fede cristiana, l'Unione Battista esorta le chiese a prendere coscienza di questo grave problema aderendo alle sollecitazioni non-violente dei movimenti a difesa dell’acqua pubblica.

Anna Maffei
Presidente dell’Unione Cristiana Evangelica
Battista d’Italia

mercoledì 18 novembre 2009

Monumento a fra Alberto, fabbro ed eretico apostolico

Inaugurato Sabato scorso a Cimego (Tn)
Grazie a Lorenzo per la foto

lunedì 16 novembre 2009

Fra Alberto, fabbro ed eretico apostolico, seguace di Dolcino e Margherita

Per celebrare Fra Alberto, fabbro ed eretico apostolico, seguace di Dolcino e Margherita, anche lui condotto al rogo nel 1304 a Riva del Garda, il Comune di Cimego (Trento)

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venerdì 13 novembre 2009

Bhopal, India: 25 anni di ingiustizia

Tratto da Riforma - Eco delle Valli

Dal 2 al 6 novembre 2009 la Sezione Italiana di Amnesty International e Greenpeace Italia hanno ospitato il «Bhopal bus tour». Una delegazione di sopravvissuti al disastro avvenuto nella città indiana nel 1984 è giunta in Italia e ha preso parte a una serie di manifestazioni, iniziative e incontri pubblici a Roma e Milano, con l’obiettivo di riportare sotto i riflettori dell’opinione pubblica una tragedia che causò la morte di circa 25.000 persone e che ancora oggi, dopo 25 anni, resta drammaticamente attuale.

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giovedì 12 novembre 2009

"La beidana. la sua storia e le antiche tecniche di forgiatura"

13 novembre 2009 - Saletta d'arte
Via ex deportati ed internati, 24

Luserna San Giovanni - ore 21:00

L'assessorato alla cultura del Comune di Luserna San Giovanni organizza un incontro dal titolo
"La beidana. la sua storia e le antiche tecniche di forgiatura".


Interventi di: Giorgio Dondi, Accademia di San Marciano, studioso di armi antiche;
Marco Fratini, Fondazione Centro culturale valdese;
Pino Costa, forgiatore di beidane in borgata Lantaret
di Luserna San Giovanni.

mercoledì 11 novembre 2009

Ancora sul crocifisso: tra pagani padani, Asterix, mosci PD, vescovi urlanti e Giovanna la Nonna del Corsaro Nero

Tratto dal blog lucianoidefix.typepad.com

Per me che sono cristiano (come ci tengo sempre a puntualizzare: non cattolico ma valdese), questo dibattito sul crocifisso è particolarmente avvilente.
Spesso chi difende a spada tratta il simbolo è profondamente anticristiano (basti pensare alle bestemmie di Ignazio La Russa che invocava la morte per la Corte europea o ai pagani de noantri con simpatie para-nazistoidi alla Borghezio inzuppato di riti celtico-padani o a quella pagliacciata del dio Po oppure al matrimonio druido di Calderoli...

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martedì 10 novembre 2009

Il valdismo medievale


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lunedì 9 novembre 2009

Bidoni

Vi ricordate - già 30/40 anni fa - quando qualcuno sollecitava il biellese a diversificare, ad uscire dalla mono-cultura industriale del tessile ? In molti (politici in testa) hanno preferito bendarsi occhi ed orecchie ed hanno recitato la solita litania: Il tessile ha solo bisogno di infrastrutture, il biellese è isolato, servono strade. ( a cura di Daniele Gamba)

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domenica 8 novembre 2009

Lettera di un pediatra sulla "nuova influenza"

Dott. Eugenio Serravalle*

Cari genitori,

ogni giorno parliamo della nuova influenza, e mi chiedete se sia utile e sicuro vaccinare i bambini.
La mia risposta è NO! Un "no' motivato e ponderato, frutto delle analisi delle conoscenze fornite dalla letteratura medica internazionale. Un "no" controcorrente perché molti organismi pubblici, alcune società scientifiche e i mezzi di comunicazione trasmettono messaggi differenti: avranno le loro ragioni.
Influenza A/H1N1: alcuni dati

L'epidemia, iniziata in Messico nel 2009, è di modesta gravità: il virus A/H1N1 si è dimostrato meno aggressivo della comune influenza stagionale. Si manifesta come qualsiasi forma influenzale: febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, diarrea tosse. Non sarà l'unica patologia che colpirà i bambini in questo inverno, e non sarà facile distinguerla dai circa 500 (tra tipi e sottotipi) virus capaci di infettare i bambini. I test rapidi per identificare il virus dell'influenza A hanno poca sensibilità (dal 10 al 60%). Il test quindi non garantisce con certezza se si tratti di influenza A/H1N1.

Sembra però essere un virus molto contagioso, ed è stato dichiarato lo stato di pandemia. La sola parola -pandemia - fa paura. Ma questa definizione è stata appositamente modificata, facendo scomparire il criterio della gravità, cioè della mortalità che la malattia può provocare. La nuova influenza può colpire più persone, pare, ma provoca meno morti di qualunque altra influenza trascorsa. La mortalità, ossia il numero di persone morte rispetto ai casi segnalati, registrata finora nei paesi dove l'A/H1N1 è circolato ampiamente è dello 0,3% in Europa e dello 0,4% negli USA. In realtà potrebbe essere ancora inferiore. Perché generalmente i casi con sintomi lievi sfuggono alla sorveglianza (e quindi i contagiati possono essere molti di più), ed alcuni decessi possono essere dovuti ad altre cause e non al virus (anche se ad esso viene data la responsabilità).

Non deve meravigliare: purtroppo si può morire, e si muore, di influenza se si soffre di una patologia cronica, di una malformazione organica, di una malattia immunitaria, o se si è anziani. Le cifre variano in base alla fonte dei dati. Per esempio in Gran Bretagna sono stati registrati 30 morti su centomila casi e negli USA solo 302 su un milione di casi. Nell'inverno australe (che coincide con l'estate in Italia) in Argentina sono morte circa 350 persone, in Cile 128 ed in Nuova Zelanda 16. Quasi alla fine dell'inverno australe, sinora nel mondo intero si sono avuti 2501 decessi. Per fare un paragone, si calcola che in Spagna, durante un inverno "normale" i decessi per influenza stagionale sono circa 1500-3000.

La mortalità per influenza A riguarda prevalentemente persone di età minore di 65 anni, in quanto i soggetti di età superiore sembrano avere un certo grado di protezione, a seguito di epidemie passate dovute a virus simili.

Il 90% dei decessi per influenza stagionale riguarda persone sopra i 65 anni di età, l'influenza A colpisce invece prevalentemente persone di età inferiore (solo il 10% dei casi mortali si colloca nella fascia di età sopra i 65 anni). Ma, in numero assoluto, l'influenza A provoca pochi decessi tra i giovani; negli USA ogni anno muoiono per influenza stagionale circa 3600 persone sotto i 65 anni, mentre finora ne sono morte 324 nella stessa fascia di età per influenza A. In Australia ogni anno per l'influenza stagionale muoiono circa 310 persone sotto i di 65 anni. A inverno ormai terminato, ne sono morte 132 per influenza A, di cui circa 119 sotto i 65 anni. Perché allora il panico?

Quanto successo nei Paesi dell'Emisfero australe ci rassicura: l'influenza A semplicemente arriva a colpire (leggermente) molte persone. Eppure i mezzi di informazione hanno creato il panico. E' un tipico esempio di "invenzione delle malattie" ( disease mongering ). Non si tratta della prima volta. Nel 2005 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva previsto fino a sette milioni di morti per l'influenza aviaria. Alla fine i morti furono 262. Si trattò di un gravissimo errore prognostico?

Secondo una delle maggiori banche di affari del mondo (JP Morgan) l'attuale vendita di farmaci anti-influenzali e di vaccini muoverebbe un giro di oltre 10 miliardi di dollari.
I medicinali funzionano?

Non esiste alcun trattamento preventivo: i farmaci antivirali, Oseltamivir (Tamiflu) e Zanamivir (Relenza), non prevengono la malattia e su individui già ammalati l'azione dimostrata di questi farmaci è di poter accorciare di mezza giornata la durata dei sintomi dell'influenza. Né va dimenticato che gli antivirali possono causare effetti collaterali importanti. Il 18% dei bambini in età scolare del Regno Unito, a cui è stato somministrato l'Oseltamivir contro l'A/H1N1, ha presentato sintomi neuropsichiatrici e il 40% sintomi gastroenterici.
... e i vaccini?

I vaccini contro il nuovo virus A/H1N1 sono ancora in fase di sperimentazione. Nessuno è in grado di sapere se e quanto saranno efficaci e sicuri, ma vengono pubblicizzati, con gran clamore. Basta che il virus cambi (per mutazione, o per riassortimento con altri virus) per rendere inefficace il vaccino già messo a punto. Sulla sicurezza sia l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che l'Agenzia del farmaco europea (EMEA) dichiarano necessaria un'attenta sorveglianza. Alcuni vaccini sono allestiti con tecnologie nuove e saranno testati su poche centinaia di bambini e adulti volontari, e soltanto per pochi giorni.
Il vaccino che meglio conosciamo, quello contro l'influenza stagionale, sappiamo che ha un'efficacia del 33% tra bambini e adolescenti e che è assolutamente inutile nei minori di due anni. Esistono anche dubbi circa la sua efficacia negli adulti e negli anziani. Non conosciamo la sicurezza del vaccino per l'influenza A, ma ricordiamo che nel 1976 negli USA fu prodotto un vaccino simile, anche allora con una gran fretta per un pericolo di pandemia, ed il risultato fu un'epidemia di reazioni avverse gravi (sindrome di Guillan-Barrè, una malattia neurologica), per cui la campagna di vaccinazione fu subito sospesa. La fretta non è mai utile, tanto più per fermare un'influenza come quella A, la cui mortalità è così bassa. Conviene non ripetere l'errore del 1976.
Un'altra motivazione a favore della vaccinazione è il cercare di ridurre la circolazione del virus A/H1N1 per diminuire le opportunità di ricombinazione con altri sottotipi. Ma attualmente non esistono strumenti o modelli teorici per prevedere una eventuale evoluzione pericolosa del virus. Sul piano teorico, proprio la vaccinazione di massa potrebbe indurre il virus a mutare in una forma più aggressiva.

Come curarsi?
Per curare l'influenza A occorrono: riposo, una buona idratazione, una alimentazione adeguata, una igiene corretta. Non si deve tossire davanti agli altri senza riparare naso e bocca, bisogna evitare di toccarsi il naso, la bocca, gli occhi, facili vie di accesso dei virus, occorre lavarsi le mani spesso ed accuratamente con acqua e sapone. Non è dimostrato che l'uso di mascherine serva a limitare la propagazione dell'epidemia.
Se decidete comunque per la vaccinazione, vi verrà richiesto di firmare il "consenso informato", una informativa sui rischi. Leggetelo bene, prima di decidere, chiedete informazioni scritte sui benefici e i rischi. Chiedete e chiediamo insieme, per tutti i vaccinati, che sia attivato un programma di sorveglianza attivo, capace davvero di registrare e trattare i gravi problemi di salute che possono presentarsi dopo la vaccinazione. Chiedete e chiediamo che si prevedano risorse economiche per l'indennizzo ai danneggiati.

Chiediamo di non speculare sulla salute e sulla paura.
*Specialista in Pediatria Preventiva, Puericultura-Patologia Neonatale

giovedì 5 novembre 2009

Crocifisso. Altre reazioni protestanti alla sentenza della Corte Europea

Roma (NEV), 4 novembre 2009

La presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), la pastora Anna Maffei, si dice non affatto offesa da tale sentenza: “Ridurre Cristo crocifisso in un segno di appartenenza che marca il territorio di uno Stato e difenderlo come simbolo nazionale significa aver completamente travisato la fede cristiana. Cristo si affidò ad una parola nuda da annunciare, non a simboli nazionali da preservare. I cristiani dovrebbero farsi portatori disarmati di questa parola e non pretendere niente".
Il pastore Holger Milkau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), invitando al confronto sereno e dialogico, sostiene che "lo spazio pubblico non è il luogo dove esprimere prepotenze. Ovviamente la croce e il crocifisso sono simboli fondamentali del cristianesimo, ma non devono diventare motivo per oppressioni o liti".
Positivo anche il giudizio del teologo valdese Paolo Ricca citato da "Il Manifesto" di oggi: “Ritengo la sentenza della Corte Europea un provvedimento giusto. In una situazione di pluralismo religioso mi sembra che tale decisione debba essere adottata anche negli uffici pubblici, come le aule dei tribunali, e non solo in quelle scolastiche”.
Anche l'Alleanza evangelica Italiana (AEI) con un comunicato diffuso oggi valuta "molto positivamente" la sentenza della Corte Europea.
L'"Associazione 31 Ottobre per una scuola laica e pluralista degli evangelici italiani" ritiene che questa sentenza sia un'opportunità per il nostro paese di "sprovincializzarsi". Il suo presidente, Nicola Pantaleo, ha dichiarato: "Sostenere che il crocifisso costituisce un dato culturale e storico più che religioso, connaturato all’italianità, è dire il falso e forzare l’evidenza dei fatti. Si dimentica che esso è stato imposto dal fascismo assieme al ritratto del Duce e alla dichiarazione del cattolicesimo come religione di Stato con tutte le perniciose conseguenze che ne sono derivate per la libertà del nostro paese. Si dimentica altresì che la revisione del Concordato del 1984 ha modificato sensibilmente la situazione, cancellando la religione di Stato e rendendo facoltativo l’insegnamento della religione cattolica. Sappiamo che molto difficilmente vedremo i crocifissi rimossi dalle aule nel prossimo futuro ma resta intatto il riconoscimento di un principio sacrosanto in una società moderna e multiculturale, quello per cui nozioni, simboli e riti di una determinata fede religiosa non possono abitare nei luoghi aperti a tutti, che siano scuole, ospedali, uffici o tribunali".

mercoledì 4 novembre 2009

UNA SENTENZA A TUTELA DELLA LAICITA' E DELLA LIBERTA' DI TUTTI

A poche ore dalla sentenza della Corte per i diritti umani di Strasburgo, la past. Maria Bonafede, moderatore della Tavola valdese, esprime un giudizio positivo. "E' una sentenza importante che finalmente inquadra la questione dell'esposizione dei simboli religiosi in una cornice europea di laicità e di tutela dei diritti di tutti: di chi crede, di chi crede diversamente dalla maggioranza e di chi non crede. Ancora una volta emerge la fragilità, logica prima e giuridica dopo, della tesi secondo cui il crocefisso imposto nelle aule italiane non è un simbolo religioso ma sarebbe l'espressione della cultura nazionale. La verità è che il crocefisso nei luoghi pubblici, come il privilegio dell'Insegnamento religioso cattolico, rimandano all'Italia di un tempo antico e dello stato confessionale. La sfida oggi - conclude Maria Bonafede - è imvece quella del pluralismo delle culture e della convivenza tra chi crede e chi non crede nel quadro del valore costituzionale della laicità".

3 novembre 2009

martedì 3 novembre 2009

Il muro di Berlino è solo un ricordo?

La gente dell’est, che pure contribuì ad abbattere una divisione che non stava più in piedi, ha ancora oggi una sensibilità sociale diversa

(Tilman Hachfeld) Il 27 settembre, per la prima volta, hanno votato per eleggere il Parlamento federale tedesco anche persone nate dopo la caduta del Muro che una volta divideva la Germania. Sono già passati vent’anni dalla caduta di quella barriera! Per i più giovani, quell’epoca appartiene a un passato lontano.

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lunedì 2 novembre 2009

Petite chronique des Escartons

venerdì 13 novembre 2009 - Scuola Latina - Pomaretto - via Balziglia 103 - ore 20:45
Incontro dal titolo "Escartons: mito, storia, montagna".

Presentazione del video "Petite chronique des Escartons", un film di Maria Maïlat. Introducono la serata: Bruno Usseglio (Parco naturale della val Troncea) "L'idea Progetto"; Ettore Peyronel (Associazione "La valaddo") "Breve storia degli Escartons".

Mito, storia, montagna, la repubblica degli Escarton racchiude tutto questo. Un tempo, "escartoner" significava "dividere le tasse", ma il senso letterale implica una civiltà più profonda della solidarietà che deve la sua esistenza alle genti del Queyras, di Briançon, di Casteldelfino, di Val Troncea, del Gran Bosco di Salbertrand.
Antropologa e scrittrice, Maria Maïlat ci trasporta attraverso paesaggi mozzafiato, sulle tracce di una cultura sorprendente e portatrice di avvenire per l'Europa tutta